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Sin dalla tenera età di 6 anni Antonio Monteforte si reca presso la bottega del Maestro Vestita detto di “Iacuddu” per conoscere e far sua l’arte della ceramica. Il suo amore verso la terracotta nasce e cresce attraverso l’insegnamento di Maestri vasai che gli trasmettono la passione e la dedizione per un’arte che affonda le sue radici nella culla dell’umanità.

Apprendista torniante sino l’età di 20 anni, affina con perseveranza la sua tecnica per poter diventare un Maestro degno di tale nome.
Appena adempiti gli obblighi di leva prende in affitto per circa 6 anni una bottega nel quartiere delle ceramiche per poter esercitare in proprio la sua attività e perfeziona le sue doti producendo ceramiche tradizionali ad uso domestico.

Nel 1972 compra una propria bottega, una costruzione storica caratterizzata dalla tipica volta a stella, e da qui, quel ragazzo di bottega divenuto oramai Maestro può vantare una produzione sia tradizionale che artistica, ad uso domestico e ornamentale, utilizzando la tecnica del graffito ed uno stile contraddistinto dall’eleganza, dalla ricerca dell’innovazione e al tempo stesso dallo sguardo rivolto al passato e all’antica tradizione, per rendere omaggio alle forme che sin da bambino ha guardato con amore.

Instancabile continua tutt’oggi la sua attività insieme ai figli facendo trasparire in ogni creazione la dedizione e il desiderio di quella passione che sin da piccolo lo accompagna.

Un turista nella città di Grottaglie

“Mi raccontarono di una terra piena di magia e colori, dove il quartiere delle ceramiche si conserva e preserva dal trascorrere inesorabile del tempo e dalla globalizzazione, dove i ceramisti pazienti e gentili ti rendono complice della loro arte in cui le mani plasmano la terra e i colori come per incanto, continuando un mestiere tramandato da generazioni, fatto di rispetto del tempo scandito dalle fasi che generano dalla massa informe della creta l’opera d’arte compiuta come il bruco diviene la farfalla che schiude le ali per prendere il volo.

Mi svelarono la Pupa, fanciulla di ceramica elegante e voluttuosa, votata al destino dello Ius Primae Noctis; del Pumo, elemento ornamentale che simboleggiante un bocciolo di fiore dai colori tradizionali del verde e del giallo ocra, le parole a stento riescono a descriverne la semplice bellezza.

E poi mi narrarono di piatti, coppe e oggetti per la cucina decorati con stelle blu, rubate al firmamento ma col colore della notte, del galletto ruspante, e che solo li ti sembrava naturale e spontaneo gustare le prelibatezze e le gioie del palato che la Puglia ti offre.
Mi parlarono delle anfore, dei capasoni e di tutti quei vasi, manufatti piccoli e grandi dalle forme tradizionali e caratteristiche che sapevano di storia ma che vorresti abbellissero la tua casa per arricchirla del calore della terra; dei piatti da muro d’ogni dimensione con elaborati e semplici motivi ornamentali che solo un occhio disattento non poteva ammirare.

Mi parlarono di tutto questo, ma io solo alla fine, mentre la visitavo, ho creduto alla bontà di quelle parole”